L'arte della
riproduzione in miniatura, già presente occasionalmente ai tempi degli
antichi greci e romani, ha il suo vero e proprio inizio a metà del XVI
secolo, nel nord-Europa, precisamente in Germania.
Grazie alla presenza di illustri ed abilissimi artigiani, Norimberga diventa
il fulcro di una passione - da parte delle classi nobili e borghesi -
per la ricostruzione di case ed interni in miniatura, in cui riflettere
stile di vita e status sociale, riproducendo l'arredamento e l'oggettistica
(argenti, porcellane, dipinti…). Rapidamente la moda si diffuse anche
in Olanda (XVII sec.) e più tardi in Inghilterra e in America (XVIII sec.).
Proprio perché estremamente preziose anche da un punto di vista affettivo,
le miniature di arredi venivano collocate all'interno di credenze o stipetti
adattati per sembrare interni di una casa; le case tedesche e olandesi
erano generalmente a stipetto, e quindi mancavano di una facciata realistica:
contava maggiormente la protezione delle preziose collezioni in essi contenuti.
I collezionisti inglesi, invece, preferivano che fosse riprodotta la casa
anche nella facciata, che poteva riproporre fedelmente la loro casa.
Le case di
bambola oggi si chiamano "Dolls' house" o "Puppenhaus", in tedesco, per
indicare ogni tipo di casa in miniatura, ma prima del XIX secolo erano
denominate "Baby house", termine con il quale si designava qualcosa di
minuscolo.
Nascevano inizialmente (almeno in Germania) come giocattoli educativi
per insegnare alle figlie di famiglie facoltose il difficile compito della
padrona di casa; in seguito (nel 1800) al gioco delle bambine vennero
destinate singole stanzette adibite a cucina, o anche a negozio, in scala
generalmente più grande, dove particolare attenzione era dedicata agli
oggetti più che alla struttura.
In Olanda, invece, le case in miniatura diventarono subito un passatempo
comune tra le mogli dei ricchi mercanti, le quali amavano ricreare il
più fedelmente possibile gli interni delle loro stesse case, commissionando
agli artigiani la riproduzione di mobilio e suppellettili di ottima fattura;
oggi queste case, che rispecchiano lo stile di vita dell'epoca di fabbricazione,
costituiscono documenti indispensabili per la conoscenza della storia
sociale dei secoli scorsi.
Personaggi
illustri restarono affascinati da questa forma di collezionismo e si fecero
commissionare case di bambola e oggetti di altissimo valore: la regina
Anna d'Inghilterra nel 1700, lo zar di Russia Pietro il Grande, la regina
Vittoria; la regina Mary d'Inghilterra nel 1924 ricevette in dono da re
Giorgio V una casa in miniatura, oggi conservata al castello di Windsor.
Nel XIX secolo
ebbe inizio una produzione commerciale delle case di bambola; prodotte
in serie , con facciata elaborata ma interni più poveri, queste case vennero
finalmente destinate alle camerette dei bambini.
Nel corso del 1800 cambiava infatti il rapporto tra l'adulto e il bambino:
si era arrivati a comprendere che i bambini possono imparare giocando,
e quale miglior gioco di una casetta in miniatura?
In alternativa alla casa in miniatura, che spesso occupava troppo spazio
negli appartamenti, si privilegiò la costruzione di stanze (in particolare
cucine) e negozi in miniatura, con evidente intento istruttivo.
Nel
corso dell' 8-900 si producono case con materiali e oggetti meno raffinati
e preziosi, in fogli di metallo litografati, in cartone, in seguito in
plastica, come la casa della Playmobil.
Gli adulti, invece, scoprono nella metà del 1900 il recupero delle case
in miniatura di epoche passate e più recenti, che diventano ambìti oggetti
da collezione. |